La scrittrice Giulia Greco

Giulia Greco, è autrice per Graphe.it edizioni. Loro ci raccontano che Giulia Greco scrive da sempre e pubblica da poco. Non si muove senza il suo eReader e cambia lavoro in continuazione, nella speranza di trovare un giorno l’unico e solo che la colpirà al cuore. Si è rassegnata ad aprire, sotto consiglio degli amici, un blog e una pagina Facebook. Oggi l’abbiamo intervistata per saperne di più!

Ciao Giulia Greco, potresti raccontarci come hai deciso di scrivere?

Non l’ho deciso. Ho sempre scritto e inventato storie sin da quando ero bambina. Era il mio sogno privato. Soltanto verso i quarant’anni ho cominciato a pensare che forse potevo essere una brava autrice. Perciò, in un certo senso, il mio percorso è appena iniziato.

Quali sono gli autori a cui ti ispiri o che ti hanno influenzato maggiormente?

Sono una lettrice onnivora. In genere amo chi conosce il mestiere, quei testi che sono stati evidentemente limati fino allo sfinimento e poi, naturalmente, amo gli autori dotati di senso dell’umorismo. Per fare due nomi Grace Paley e Mark Twain.

Qual è il momento in cui preferisci scrivere, la tua atmosfera preferita?

Il tardo pomeriggio è l’ideale. Quando la luce non è troppo forte, la frenesia circostante rallenta e, devo ammetterlo, il mio cervello finalmente si sveglia. Al mattino e in serata invece assorbo le storie e produco idee.

Dacci un consiglio di lettura. Proponici un romanzo contemporaneo che hai letto di recente e ti è piaciuto particolarmente.

Mi sono inchinata dinanzi all’acume e alla maestria di Paul Beatty che ha vinto il Man Booker Prize nel 2016. In Italia è edito da Fazi. Sottile, acuto, crudele a tratti e anche molto divertente. Lui è sicuramente “lo” scrittore così come lo si intende.

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Ti piacciono le serie TV. Se sì, qual è la tua preferita?

Sono dipendente dalle serie tv. Ci sono sceneggiature di altissima qualità, che hanno molto da insegnare a chi scrive. Quelle di Aaron Sorkin, per esempio. Anche i progetti di Shonda Rhimes li amo molto. Una delle serie che mi ha più colpita, recentemente, è stata Westworld. Direi che è impeccabile.

Negli ultimi 10 anni abbiamo visto esplodere il fenomeno del selfpublishing. Sembra che tutti in fondo vogliano essere, o quantomeno dirsi, scrittori. Secondo te perché?

Tutti abbiamo storie da raccontare e molti sono quelli che vogliono ascoltarle. Spesso i tempi di risposta dei grossi e medi editori sono lunghi e le condizioni contrattuali proibitive. Detto ciò, non mi capacito di come tanti si considerino bravi scrittori. Ci sono testi inguardabili in circolazione. La parte più spaventosa del fenomeno, però, è che i lettori li considerano ottimi. Recentemente ho letto una recensione di un lettore a un testo pieno di errori di grammatica e punteggiatura. Il commento era, più o meno: «Un testo senza errori finalmente». Il che la dice lunga sulle competenze di entrambi i fronti.

Quanto è importante leggere per scrivere?

Direi che è importante leggere bene e consapevolmente. Ingurgitare libri indiscriminatamente non aiuta. Bisogna saper scegliere. Leggere molto non aiuta automaticamente a saper scrivere bene né a diventare persone migliori. È importante «studiare» quello che si legge, cogliere le tecniche narrative e poi sperimentare, tanto.

Quanti libri leggi in media al mese?

A seconda di quelli che ho sottomano, direi da 1 a 4 (se sono saggi o tomi corposi richiedono tempo).

C’è uno scrittore (anche della letteratura classica) che ti sta particolarmente antipatico? Se sì, perché?

Direi una categoria. Tutti quelli che si profondono in descrizioni accurate di fluidi corporei ed emissioni umane di vario genere (no, dai non fatemi fare un esempio). È come guardare un buon film e trovarsi continuamente di fronte a delle autopsie. È un gioco facile, come quando si scrive un romanzo rosa di basso livello.