Abbiamo intervistato Patrizio Pinna, autore di “Mitote” e “Libro Maria”

Patrizio Pinna è sicuramente l’autore più “beat” di Yeerida. Lo abbiamo intervistato per saperne qualcosa di più sulla sua scrittura, sui suoi interessi e le sue letture.
Non siamo rimasti delusi. Qui il link al suo sito internet.

Intervista a Patrizio Pinna

Ciao Patrizio Pinna! Potresti raccontarci come hai deciso di diventare scrittore?

Certo, ma devo cominciare con una piccola precisazione: il termine scrittore mi è assolutamente antipatico e non credo che ormai possa trascendere il suo significato letterale in quello che normalmente immaginiamo. Non credo che al giorno d’oggi esistano degli scrittori, o meglio, tutti lo siamo. Abbiamo avuto la fortuna di nascere in una parte del pianeta discretamente alfabetizzata per cui tutti, o quasi, sappiamo farlo. Esistono gli scrittori professionisti, questo sì, cioè coloro che col loro lavoro riescono a pagare le bollette, anche se non sono molti (relativisticamente parlando) e ancor meno sono quelli veramente di talento. Questo per sottolineare che non mi sento e non mi considero assolutamente scrittore, mi piace farlo, certamente, e ho iniziato – per rispondere alla tua domanda – perché da giovane avevo l’abitudine di annotarmi i sogni notte per notte. Tenevo un bloc-notes sotto il cuscino e la notte mi svegliavo e trascrivevo al buio alcuni particolari di quel mondo onirico in cui mi ero affacciato dormendo e che avrei smarrito al risveglio. La mattina poi cercavo di interpretare una grafia estranea, che spesso debordava sul cuscino, per cercare di trattenere per la coda frammenti di un mondo altrimenti inaccessibile in stato di veglia. Un sogno in particolare era così complesso e bello che pensai che avrei potuto non solo trascriverlo ma elaborarlo fino a farlo diventare un racconto. Quel racconto diventò Mitote, il mio romanzo di esordio. Ai tempi avevo ventitré anni.

Quali sono gli autori a cui ti ispiri o che ti hanno influenzato maggiormente?

Non so dirti a chi possa essermi ispirato o da chi possa essere influenzato perché non è un meccanismo conscio. Ho ovviamente degli autori che preferisco e che adoro: Céline per esempio, la Beat Generation (in particolare William Burroughs e Jack Kerouac), Henry Miller. Amo alla follia Tom Robbins e Douglas Adams, per saltare di palo in frasca e cambiare registro. Stravedo per Matt Ruff, Matteo Galiazzo, per citare un italiano, e ultimamente sto vivendo una storia d’amore con David Foster Wallace, ma pensare di potermi avvicinare a uno qualsiasi di loro anche solo per poterne trarre ispirazione mi pare una bestemmia. Posso solo dire che ai tempi di Mitote ero sicuramente sotto l’aurea di tutta la Beat Generation e soprattutto di Castaneda poi, andando avanti, il processo è diventato meno palese.

Qual è il momento in cui preferisci scrivere, la tua atmosfera preferita?

Assolutamente la notte, o comunque dopo il tramonto. Mentre per correggere l’ideale è la mattina. Anche se difficilmente riesco a farlo.

Secondo te il digitale è di aiuto o di ostacolo al mondo dell’editoria, nello specifico per quanto riguarda la cultura?

Se devo dirti la verità non ho ancora un’idea precisa sull’argomento. Il mondo dell’editoria sembra che punti già tutte le sue energie a ostacolarsi da solo a prescindere dal digitale. Fino a qualche tempo fa gli editori utilizzavano i proventi di libri per così dire di cassetta per pubblicare, tradurre e valorizzare, libri con magari minori possibilità commerciali ma di indiscutibile valore letterario, senza contare che comunque tutte le pubblicazioni godevano di un lavoro di traduzione, revisione ed editing impeccabili. Ora questo tipo di investimento e ricerca è quasi sparito, si punta alla vendita pura e i pochi nomi nuovi che il grande pubblico scopre si rivelano tutti addetti ai lavori che si prestano e/o vengono prestati da una casa editrice all’altra. Come se lo scrittore (e con scrittore intendo quello vero, di talento, nulla a che vedere col sottoscritto ovviamente) non facesse più parte della filiera produttiva. Il libro lo scrive l’editor, o l’editore (una contraddizione in termini se ci si pensa bene, una sorta di self-publishing borghese), o comunque un addetto ai lavori. Da un certo punto di vista la cosa, purtroppo, è anche comprensibile: non è più possibile un lavoro di scouting ormai. La Rete e il self-publishing (cosa che comunque io pratico dal ’96, prima che il termine fosse coniato forse) hanno saturato il mercato rendendo tutti scrittori o sedicenti tali. Per quanto mi riguarda posso dirti che ho amato il digitale fino a un paio di anni fa, non avendo più posto per il cartaceo il digitale mi ha salvato, ho potuto continuare a leggere senza preoccuparmi dello spazio, poi per fortuna ho traslocato e sono tornato a comprare libri.

Come saranno secondo te i libri del futuro?

Spero di sbagliare, ma secondo me i libri del futuro saranno di pessima qualità e con una veste grafica ineccepibile, ma so che non era questa la tua domanda.

Qual è  il tuo libro classico preferito?

Definisci classico per favore. Classico per come si intende comunemente, di valore universale, non legato al tempo, il primo che mi viene in mente: Il ritratto di Dorian Gray. Classico, opera di artista eccellente, che costituisce un modello esemplare: Il Pasto Nudo. Classico nel senso di assoluta perfezione: Viaggio al termine della notte.

Dacci un consiglio di lettura. Proponici un romanzo contemporaneo che hai letto di recente e ti è piaciuto particolarmente.

L’amante di Wittengstein di David Markson.
Puoi leggere gratis TheBookOfCool di Patrizio Pinna su Yeerida!

Ti piacciono le serie TV. Se sì, qual è la tua preferita?

Sì mi piacciono le serie tv, almeno teoricamente, in quanto è sempre più difficile trovare qualcosa di qualità. La mia serie preferita si intitola Northern Exposure (orribilmente tradotta in italiano in: Un medico tra gli orsi). È una serie americana dei primi anni ’90 quasi sconosciuta in Italia mentre è considerata dagli addetti ai lavori come la serie più geniale della storia della tv, seconda solo a The Prisoner.

Pensi che scrivere sia un’attività più artistica o più intellettuale?

Dipende da chi scrive.

Negli ultimi 10 anni abbiamo visto esplodere il fenomeno del selfpublishing. Sembra che tutti in fondo vogliano essere, o quantomeno dirsi, scrittori. Secondo te perché?

Sono i quindici minuti di celebrità profetizzati da Warhol. Nel mondo dell’apparire tutti vogliono farlo e cosa c’è di più facile in fondo? Tutti sappiamo scrivere, o crediamo di saperlo fare. È l’eliminazione del percorso. Uno strumento musicale ha bisogno di un percorso che non ci viene “imposto” nella scuola dell’obbligo, così come la danza, il teatro, il canto, la regia o qualsiasi altra potenziale forma d’arte. Scrivere è la cosa più semplice. È un po’ quello che è successo con l’avvento del digitale: tutti sono “diventati” fotografi. La Rete e il self-publishing hanno reso tutti scrittori.

Di cosa tratta il tuo romanzo in uscita?

Radical Choc: hipster, quanti & rock’n’roll è il mio ultimo romanzo ed è in uscita con Arpeggio Libero Edizioni. È il romanzo che ho dedicato a mia figlia, Miranda, ed è una sorta di favola rock’n’roll per esorcizzare la paura del futuro.

Di cosa tratterà il tuo prossimo romanzo?

Ho da tempo in mente un romanzo sulla più completa perdita di identità, ma non so se sarà il prossimo.

Quali sono i tratti fondamentali per delineare un buon personaggio di narrativa, secondo te?

Deve essere a suo agio all’interno della narrazione.

Quanto è importante leggere per scrivere?

Non è importante leggere per scrivere, è assolutamente fondamentale. Ma questo è lapalissiano, inutile discuterne. Se c’è qualcuno che davvero pensa che leggere non sia fondamentale per cominciare a scrivere, beh, quel qualcuno è un imbecille, concedimelo.

Quanti libri leggi in media al mese?

Tre, quattro. Dipende dai libri. Per Infinite Jest ho impiegato tre mesi per esempio. Ma ne ho letti un paio di altri nel mezzo: mi vergognavo a portarmelo in spiaggia.

C’è uno scrittore (anche della letteratura classica) che ti sta particolarmente antipatico? Se sì, perché?

Antipatico magari no, non sopporto Hesse perché trovo che scrivesse roba banale in maniera sublime, ma non ho letto tutti i suoi libri, è solo un’impressione che ho da anni e che non mi ha mai spinto ad approfondirlo per ricredermi.

Pensi che le scuole di scrittura creativa possano effettivamente aiutare gli aspiranti scrittori?

No assolutamente. Non sono un grande fan delle scuole di scrittura e credo che sia persino inutile parlarne. La situazione delle scuole di scrittura e il loro effetto sull’appiattimento della narrativa contemporanea americana è ben illustrato in un articolo di David Foster Wallace intitolato Futuri Narrativi e i Vistosamente Giovani (Di Carne e di Nulla – Einaudi 2013). Certo qui non siamo in America e le nostre scuole di scrittura non fanno nemmeno parte di corsi universitari, ma la logica è la stessa.

Quale consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere la carriera di scrittore?

Non credo di avere nessun tipo di consiglio da dare. Anzi sì, forse uno ce l’ho: usa l’indentatura a inizio paragrafo. Non si può leggere senza. Le case editrici che non la applicano (case editrici piccole per fortuna) sarebbero da chiudere al volo.

Cos’è che ami di più dell’essere scrittore e cosa odi di più?

Ripeto: non mi sento e non sono uno scrittore, fino a un paio d’anni fa ero un animale da bancone, ora sono un babbo. Ma pur sempre un babbo rock’n’roll…

Biografia di Patrizio Pinna

Patrizio Pinna è nato a Genova, dove vive, nel dicembre 1968.
Inizia a scrivere a vent’anni, in seguito a un sogno particolare che diventerà Mitote: il suo romanzo d’esordio (Chinaski Edizioni, novembre 2004). Già conosciuto nell’underground letterario, Mitote gli regala nuova visibilità nel panorama culturale giovanile della sua città e non solo.
Dopo l’esperienza editoriale con la Chinaski decide di curare personalmente la produzione e la distribuzione delle sue opere.
Patrizio è vegetariano, in tutta la vita non ha mai mangiato una bistecca, e da più di diciotto anni vive senza televisione assieme a due famelici felini capaci di aprirsi porte e frigorifero: Mister Pivo e Dottor Gonzo.
Patrizio Pinna adora Frank Zappa, Tom Waits, Bjork, gli Smiths, i contemporanei americani (in particolar modo la Beat Generation), Woody Allen e i banconi dei bar dove spesso si attarda: il Dragun Pub di Camogli e i Tre Merli di corso Magenta a Genova. Il Blues House Pub, purtroppo, ha chiuso i battenti ormai da tempo.
Patrizio Pinna raramente esce di pomeriggio e scrive quasi esclusivamente di notte.

I libri di Patrizio Pinna su Yeerida:

Nient’altro che un mazzo di carte

Femily

TheBookOfCool

Prese di coscienza

2001: Odissea alla fiera della mescolanza genetica

Libro Maria (alla deriva in un mare d’erba)

Mitote