La scrittrice Giulia Penzo

 

Giulia Penzo vive a Chioggia, è un’educatrice professionale e un’appassionata di scrittura. Ha scritto per varie riviste on-line e gestisce il blog personale Chi dice donna, come blog-girl del portale Virgilio. I suoi racconti e le sue poesie hanno vinto svariati premi e concorsi letterari. Giulia Penzo fa parte della Società Italiana delle Letterate, e da anni si occupa di tematiche di genere. Con Anake lab ha pubblicato il romanzo La Viaggiatrice Virtuale, disponibile in lettura gratuita in streaming su Yeerida.

Ciao Giulia Penzo, potresti raccontarci come hai deciso di scrivere?

Amo leggere. Dalla lettura alla scrittura è stato un passaggio naturale. Ho provato inizialmente con la poesia. Fin da piccola le tenevo segrete, all’interno di tanti piccoli quaderni. Non sono mai stata ordinata per cui le mie poesie sono sparse dappertutto, nei cassetti, tra i libri, sperdute nei vari traslochi. Poi ho frequentato un corso di scrittura creativa organizzato dalla biblioteca della mia città, con lo scrittore Giulio Mozzi. Mozzi mi ha svelato una “cosa eccezionale”, cui non avevo mai fatto caso.
“Le poesie sono piccoli racconti, cercate di svilupparli”, ci diceva.
E così ho provato a lavorare su queste immagini, raccolte nelle mie poesie.
La svolta decisiva c’è stata quando un mio professore all’Università mi ha chiesto una recensione per un libro che parlava di letteratura migrante.
Allegato alla recensione gli ho spedito anche un mio racconto, che il professore ha apprezzato molto.
Da lì mi sono fatta coraggio e ho iniziato a inviare i miei racconti a concorsi letterari, ottenendo qualche riconoscimento con la pubblicazione nelle antologie dei premi fino alla pubblicazione di una mia raccolta di racconti.

Qual è il momento in cui preferisci scrivere, la tua atmosfera preferita?

Scrivo di notte, quando sono tranquilla. Devo concentrarmi in quello che scrivo. Se devo scrivere un racconto, mi metto seduta in salotto, con il mio pc sopra il tavolo, le cuffie, ascoltando la musica che meglio si adatta al testo che sto scrivendo (melodica se devo scrivere di vicende tristi e rock se devo scrivere di cose allegre).
Per le poesie tutto succede invece in maniera diversa. Le scrivo di getto, ma le lascio sedimentare per un lungo periodo, anche qualche mese, addirittura anni. La poesia mi nasce in seguito ad un’emozione, una sensazione. È un’immagine che raccolgo al momento, ma sulla quale poi ci devo tornare per lavorarci sopra e curarne la forma.

Secondo te il digitale è di aiuto o di ostacolo al mondo dell’editoria, nello specifico per quanto riguarda la cultura?

Il digitale è un aiuto, uno strumento utilizzabile da tutti, irrinunciabile ormai. Forse per noi, non nativi digitali, persiste un attaccamento alla carta stampata, al vecchio libro, alle sue pagine che richiedono un piccolo sforzo motorio, quello di sollevare e girare la pagina. Basterà in futuro un clic? So solo che ora i ragazzi e le ragazze di oggi non riescono a comunicare senza cellulare e senza l’informazione tramite il digitale, ma in fin dei conti “digitale” deriva dal latino “digitus”, il dito. Abbiamo bisogno di “contatto”. Abbiamo bisogno del nostro passato, di ricordarlo, per andare felici verso il futuro, qualunque esso sia.

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Dacci un consiglio di lettura. Proponici un romanzo contemporaneo che hai letto di recente e ti è piaciuto particolarmente.

Mi è piaciuto tanto “L’amica geniale” di Elena Ferrante, un romanzo eccezionale, capace di tenerti “appeso” alla lettura, con la voglia di continuare a leggere. E fortunatamente anche nei tre romanzi successivi, quelli che comprendono il ciclo de L’amica geniale, non ci delude mai. La storia di due amiche si snoda in una Napoli “sporca” e disperata, ma anche maledettamente piena di vita e copre un arco di vita di cinquant’anni. No, non delude, e rimani anche nell’ultima pagina a sognare quello che le protagoniste potrebbero ancora fare, perché anche nella vecchiaia c’è la gioia e il mistero che pervade la stessa giovinezza.

Cos’è che ami di più dell’essere scrittore e cosa odi di più?

Essere scrittrice è una contraddizione dell’essere. Non sono scrittrice, perché non lo faccio per mestiere, e me ne pento. Forse dovrei lasciare il mio lavoro, i vincoli famigliari, senza preoccuparmi del vuoto in cui potrei precipitare. E, prendendo tutto di me, dovrei provare a metterlo dentro in quello che scrivo. La scrittura è così. Non puoi pensare alle conseguenze di quello che scrivi, altrimenti non sei sincero. E la sincerità scaturisce ad ogni parola narrata. Per questo odio la mia voglia di scrivere, e allo stesso tempo la amo, perché sento che non posso farne a meno.