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Quando i libri ispirano la musica – Vol. I

Il reciproco influenzarsi dei due universi, letterario e musicale, non è di certo alle prime comparsate. Sono tantissimi i richiami, le corrispondenze e le citazioni con cui le due sfere artistiche comunicano, generando alchimie perfette, in cui l’essenza delle opere letterarie del passato rivive sotto forma di mastodontici capolavori che hanno fatto la storia della musica.

 

Nostro dovere, rintracciarle per i nostri yeereaders, che non s’offendano se manca il loro pezzo del cuore: abbiamo appena iniziato.

 

Beatles e Shakespeare

 

“I Am the Walrus” (1967), nell’album “Magical Mystery Tour”

 

 

 

 

Considerato dalla critica il vertice compositivo di Lennon, il brano include nella coda strumentale finale un estratto di “Re Lear” di William Shakespeare (Atto IV, Scena VI), registrata da Lennon in presa diretta direttamente dalla radio.

“Oswald: Slave, thou hast slain me. Villain, take my purse.
If ever thou wilt thrive, bury my body,
And give the letters which thou find'st about me
To Edmund, Earl of Gloucester; seek him out
Upon the British party. O, untimely Death!
Edgar: I know thee well: a serviceable villain;
As duteous to the vices of thy mistress
As badness would desire.
Gloucester: What, is he dead?
Edgar: Sit you down father, rest you.”

 

Blur e Francis Scott Fitzgerald

 

“Tender”, nell’album “13” (1999)

 

 

“Tender is the night
Lying by your side
Tender is the touch
Of someone that you love too much
Tender is the day
The demons go away
Lord I need to find
Someone who can heal my mind”

 

Damon Albarn e compagni hanno dato vita a una splendida ode a Francis Scott Fitzgerald e la sua “Tender is the Night” (1934), a sua volta delicato omaggio a “Ode to a Nightingale” (1819) del poeta inglese John Keats.

 

La tenerezza racchiusa in questi versi, sempre in bilico tra sogno e frustrazione, narra di un amore castrato, come quello tra i protagonisti di Fitzgerald, dove l’eccesso di responsabilità impedisce a Dick di lasciarsi andare, costringendolo a rifiutare l’affetto di Rosemary, seppur con dolcezza:

 

“Buona notte bambina. È un gran peccato. Dimentichiamo tutto questo… tanta gente si innamorerà di te e sarà più bello incontrare il tuo primo amore tutta intatta, anche emotivamente. È un’idea antiquata vero?”.

 

The Cure e Albert Camus

 

“Killing an arab”, nell’album “Boys don’t cry” (1980)

 

 

“Il grilletto ha ceduto, ho toccato il ventre liscio dell’impugnatura e è là, in quel rumore secco e insieme assordante, che tutto è cominciato. Mi sono scrollato via il sudore ed il sole. Ho capito che avevo distrutto l’equilibrio del giorno, lo straordinario silenzio di una spiaggia dove ero stato felice. Allora ho sparato quattro volte su un corpo inerte dove i proiettili si insaccavano senza lasciare traccia. E furono come quattro colpi secchi che battevo sulla porta della sventura”.

Lo straniero” di Camus (1942) riecheggia in “Killing an arab” dei Cure, che con ritmiche tirate una musicalità scarna e desolata traspone l’assurdità del gesto di Meursault:

“I’m alive
I’m dead
I’m the Stranger
Killing an arab”

 

The Velvet Underground e Leopold von Sacher-Masoch

 

“Venus In Furs” Album: “The Velvet Underground & Nico” (1967)

 

 

Ad ispirare questa pietra miliare della storia della musica, fu “Venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch (1870), lo scrittore da cui deriva il termine "masochismo".

 

Ipnotica, morbosa e ossessiva, “Venus in Furs” ne riprende il tema della dominazione sessuale, trasformandolo in un disperato tentativo di fuggire dalla monotonia dell’ordinario e dall’angoscia di un’esistenza già pianificata secondo i dettami della vita borghese:

 


“I am tired, I am weary
I could sleep for a thousand years
A thousand dreams that would awake me
Different colours made of tears”

 

Led Zeppelin e J. R. R. Tolkien

 

“Ramble on”, nell’album “Led Zeppelin II” (1969)

 

 

Il fantasy e la mitologia celtica hanno sempre affascinato i Led Zeppelin e Robert Plant non s’è certo fatto mancare le occasioni di gridarlo al mondo.

 

“Mine's a tale that can't be told, my freedom I hold dear.
How years ago in days of old, when magic filled the air.
T'was in the darkest depths of Mordor, I met a girl so fair.
But Gollum, and the evil one crept up and slipped away with her,
Ain't nothin' I can do, no.”

 

Qui, Plant cita “Il signore degli anelli”, ricordando il viaggio di Frodo Baggins nel regno di Mordor e il dilemma di Aragorn, diviso tra il voler restare col suo amore Arwen e il dovere di aiutare Frodo a distruggere l'anello.