Il Diario di Anna Frank

“Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno” Dal Diario di Anna Frank

Questa è una famosa frase tratta dal diario di Anna Frank, una bambina, una ragazza scrittrice ebrea tedesca vittima della Shoah durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

La storia del Diario di Anna Frank

Anna ricevette il diario dai quadretti bianchi e rossi il giorno del suo tredicesimo compleanno, il 12 giugno 1942, lo stesso diario che aveva scelto lei stessa il giorno precedente insieme al padre in una libreria vicino a casa. Anna scrisse questo diario come se si stesse confidando con una sua amica, Kitty, raccontando la sua vita per mezzo di lunghe lettere. Scritti che narrano momenti della sua quotidianità, dei suoi amici e della sua famiglia. Una raccolta di pensieri profondi, sentimenti e paure condivisi con Kitty fino alla sua morte. Scrisse quasi tutto il diario nella casa in cui visse nascosta per più di due anni, l’attuale casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam.

Anna e la famiglia infatti, dopo la salita al potere del partito antisemita con a capo Adolf Hitler, che predica l’odio nei confronti degli ebrei, furono costretti ad abbandonare la Germania e a trasferirsi in Olanda.

Anna comincia a scrivere il Diario

Il 6 luglio 1942, poche settimane dopo il suo compleanno, la famiglia dovette rifugiarsi in un alloggio segreto all’interno alla ditta del padre per impedire la deportazione in Germania della sorella Margot. La prima cosa che Anna mise in valigia fu il suo caro diario. Quel nascondiglio fu la sua casa per più di due anni, e il diario era il mezzo con cui raccontava e si raccontava, giorno dopo giorno.

“Non sono ricca di soldi o cose terrene, non sono bella, né intelligente e furba, ma sono e sarò felice! Lo sono di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa e voglio vedere tutti felici e insieme.” Dal Diario di Anna Frank

Tomba di Anna Frank

J. Tajchert/wiki/CC BY-SA

Il 4 agosto 1944 una telefonata anonima comunicò la posizione della famiglia ebrea, che venne catturata, arrestata ed in seguito deportata da un campo di concentramento all’altro. Anna Frank venne deportata prima al campo di sterminio di Auschwitz e successivamente, insieme alla sorella, al campo di concentramento di Bergen Belsen, dove morì nel marzo del 1945 di fame, freddo e malattia.

 

Il padre raccoglie gli appunti ne Il Diario di Anna Frank

Otto Frank, padre di famiglia, fu l’unico a sopravvivere alla guerra. Egli lesse il diario della figlia, e dai molti appunti riuscì a comporre un libro, realizzando il sogno della figlia di diventare scrittrice. Il 25 giugno 1947 ci fu la prima pubblicazione del diario di Anna, un libro che venne tradotto in 34 lingue e pubblicato in 43 paesi. Una storia di vita che fa riflettere anche i più giovani, molti dei quali entrano in contatto con il padre di Anna affermando di rendersi conto di avere una responsabilità verso gli altri e di dover avere uno scopo per il futuro.

Oggi sono passati esattamente 75 anni da quando Anna ricevette per regalo quel diario, un piccolo quaderno che divenne il simbolo di una grande guerra, entrando nella storia.

“Noi giovani facciamo doppia fatica a tenere saldi i nostri principi in un’epoca che distrugge tutti gli ideali, in cui gli uomini mostrano il loro lato peggiore e si dubita della verità, della giustizia, dell’esistenza di Dio. E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto. Odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure. Partecipo al dolore di milione di uomini, eppure quando guardo il cielo penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità”. Dal Diario di Anna Frank

 

 

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